domenica 8 febbraio 2009

Low Tech

Venerdì sera arrivo sotto casa di Giacomo. Sono uscito di casa di corsa. Non mi ricordo qual'è il suo campanello, dove devo suonare. Giacomo è in affitto con altra gente, non c'è mica una targhetta con il suo cognome.
Guardo le varie opzioni. Sono parecchie, sei piani o una cosa così.
Niente cellulare. L'ho tirato fuori anche se sapevo di non avere credito residuo, per tentare un disperato 4888. Ma il cellulare rantola qualcosa come bat bat batteria scarica e poi muore. Provo a rianimarlo, niente. Andato. Quindi mi trovo alle dieci e mezzo di sera, e non so dove suonare. Ho già posteggiato la macchina e tutto.
Io non ho una gran memoria per i piani, tanto meno per i cognomi degli affittuari di miei amici. Ora che ci penso, tutte le altre volte ho chiamato.
Ne vedo uno, mi illumino. E' sicuramente questo, mi dico.
Suono.
Risponde una vecchietta.
Vecchietta: "Sì?"
Vittorio: "Ehm...E' per la pizza a domicilio"
Vecchietta: "Pizza a domicilio?"
Vittorio: "Sì"
Vecchietta: "Ah già!"
E mi apre.
Sono dentro. Adesso la seconda parte dell'operazione Low Tech (come ha già soprannominato la mia voce interiore, alias JD di Scrubs), dicevo la seconda parte è trovare l'appartamento di Giacomo.
Mi avvicino alle porte e cerco i seguenti indizi: musica rock (sono tutti ragazzi), rumore di piatti (mi aspettano per cena), nessun nome sul campanello (in affitto). Salgo dubbioso fino al terzo piano, auscultando ogni porta. Al terzo piano c'è nè una che soddisfa tutti i requisiti: suono.
Salta fuori che sono due tipi di mezza età che si stanno facendo una cenetta romantica al lume di candela con... con i Prozac+ di sottofondo?
Mi guardano come io guarderei un venditore olandese di diamanti grezzi che suona alla mia porta mentre sto facendo colazione.
Vittorio: "Stavo cercando l'appartamento di un gruppo di ragazzi, solo universitari"
Tipo "Quarto piano, porta a sinistra"
Ok, era talmente sicuro che non può essere una bugia. Quarto, quarto, me lo ricordavo più in basso. Ma forse l'ultima volta ho preso l'ascensore? Suono.
Esce una vecchietta. Mi fa un sorriso raggiante, è contentissima di vedermi. Per un attimo sono convinto stia per dire qualcosa come "Margherita giusto?". Ma invece sorride in silenzio. Cazzo. Conosco quel tipo di sorriso. E' quello delle persone talmente sole che sono contente anche se arriva un truffatore o un venditore di diamanti grezzi keyniota.
Vittorio: "Ehm... buonasera, cercavo un gruppo di ragazzi"
Vecchietta: "Agualanba satulla ettola"
Vittorio: "Ma vedo che non sono qua... scusi per averla disturbata"
Faccio un passo indietro e lei ne fa uno avanti
Vecchietta: "Allorera chiedere mia nipote che potti sta a Garbatella"
Giuro, parla così. E' come se le parole sensate dovessero litigare con il resto del corpo e della mente per uscire.
Niente paura, conosco la situazione. Alla fine, è uguale per tutti gli anziani.
Sorrido anch'io, la ringranzio, e mi volto. La sento che mi insegue ancora per qualche passo.
Faccio la rampa più veloce che posso senza alzare gli occhi.
Sicuro il tipo mi ha fregato. Decido di ricominciare ad auscultare dal secondo piano. Mi sono appena approcciato alla porta a destra quando quella si apre bruscamente. Tolgo subito l'orecchio dalla porta, ma in evidente ritardo. Contrariamente a quanto mi aspettavo, mi trovo davanti un 40enne con un cane, che non fa una piega. Mi guarda, ascolta e poi fa: "Primo piano. Lì sicuro, se ce ne sono altri non so"
Primo piano, due porte. Una con il campanello, una con il campanello rotto. Suono il campanello funzionante. Mi apre una ragazza. Sì? No, l'altra porta. Ringranzio, ma prima di bussare noto che non esce musica, non ci sono rumori di piatti, e c'è anche il cognome sul campanello, anche se il resto del pulsante è divelto.
E, giuro, mi sono già scordato che cognome era.

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giovedì 5 febbraio 2009

Fuori dalla scatola

da Silenzio Stampa, energie9.org

Scarcerazioni Ci sono delle settimane particolarmente terribili, dove l'impressione improvvisa è quella di precipitare in una spirale di violenza sulle donne. Politici hanno promesso piena giustizia per la violenza avvenuta a Capodanno a Roma e a quella avvenuta a Guidonia. Come succede spesso in questi casi, i colpevoli sono stati presi (i 4 di Guidonia) o si sono consegnati (il ragazzo di Amore'09). I politici di centrodestra hanno attaccato la magistratura che li ha scarcerati, in maniera violenta e martellante - un esponente della Lega al giorno, come minimo. L'opposizione ha timidamente arroccato su altre posizioni. Quello che i giornali non hanno detto è che: non si tratta di scarcerazione. Non c'è stata una condanna o un'aministia o qualcosa del genere da parte del magistrato - ormai quasi una figura paradigmatica che, non si sa perchè, si schiera sempre con i cattivi. Ma ritorniamo agli imputati, anche se nessuno li chiama così. Le loro confessioni e le prove a loro carico sono ritenute da tutti valide e schiaccianti, quindi ci si può sentire in dovere di smorzare la presunzione di innocenza, sulla stampa. Va bene. Ma comunque il processo non c'è stato, e quindi chiaramente non c'è ancora nessuna condanna da scontare. Altro particolare che i giornali si sono dimenticati di riportare: il Giudice per le Indagini Preliminari ha applicato la legge. Il Codice di Procedura Penale prevede che si proceda con la detenzione in una prigione se sussistono i rischi di: fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Sennò, arresti domiciliari. Il ragazzo di Capodanno si è consegnato, e non è uno psicopatico violento serial killer. Cosa si chiede a gran voce, quindi? Che i magistrati smettano di applicare la legge, o che la gente si faccia giustizia da sola, linci i quattro di Guidonia? Ma forse c'è qualcuno al governo che sarebbe interessato a un sistema magistratura-polizia-media più sullo stile di L.A. Confidential, con esecuzioni sommarie durante gli arresti di tutte le persone di colore/extracomunitarie/comunitarie sospettate.

Corteo No-Cpt Bari

Green Bossi-Fini Card Lascio da parte la questione centrale: la mia impressione è che questi siano polveroni mediatici per oscurare la riforma della giustizia che si sta approvando. In questa settimana si è anche molto discusso di immigrazione, di flussi e di legalità. Ciò che nessun giornale ha ricordato è un dato Istat molto semplice: l'incremento di ricchezza (PIL) italiano del 2008 è dovuto al 97% dal lavoro di immigrati. Perchè mai nessuno lo ricorda? Tante persone vengono qui per lavorare, e rimangono impigliate in una legge, la Bossi-Fini, che richiede di avere un lavoro nel Paese prima di poter accedere al Paese stesso. Un corto-circuito logico prima che legislativo, che ha come ovvia conseguenza che tutti vengono senza permesso di soggiorno in Italia, si cercano un lavoro, e poi tornano per una settimana nel loro paese comunicando alla nostra burocrazia che una persona lontana miglaiaia di chilometri, guarda caso, l'ha assunta. Tutto il resto dei paesi industrializzati utilizza un permesso di soggiorno a scadenza, per dare tempo a chi vuole venire nel nostro paese di trovarsi un lavoro regolare. La più "famosa" è l'agognata Green Card statunitense: se rimani nel paese con la Green Card scaduta, sei rimpatriato. Se trovi un lavoro regolare, fai richiesta di rinnovo. Ma noi no, abbiamo il capolavoro di una legge che invita all'illegalità, che produce illegalità e lavoro sommerso.

Foto di ilriccio