Low Tech
Venerdì sera arrivo sotto casa di Giacomo. Sono uscito di casa di corsa. Non mi ricordo qual'è il suo campanello, dove devo suonare. Giacomo è in affitto con altra gente, non c'è mica una targhetta con il suo cognome.
Guardo le varie opzioni. Sono parecchie, sei piani o una cosa così.
Niente cellulare. L'ho tirato fuori anche se sapevo di non avere credito residuo, per tentare un disperato 4888. Ma il cellulare rantola qualcosa come bat bat batteria scarica e poi muore. Provo a rianimarlo, niente. Andato. Quindi mi trovo alle dieci e mezzo di sera, e non so dove suonare. Ho già posteggiato la macchina e tutto.
Io non ho una gran memoria per i piani, tanto meno per i cognomi degli affittuari di miei amici. Ora che ci penso, tutte le altre volte ho chiamato.
Ne vedo uno, mi illumino. E' sicuramente questo, mi dico.
Suono.
Risponde una vecchietta.
Vecchietta: "Sì?"
Vittorio: "Ehm...E' per la pizza a domicilio"
Vecchietta: "Pizza a domicilio?"
Vittorio: "Sì"
Vecchietta: "Ah già!"
E mi apre.
Sono dentro. Adesso la seconda parte dell'operazione Low Tech (come ha già soprannominato la mia voce interiore, alias JD di Scrubs), dicevo la seconda parte è trovare l'appartamento di Giacomo.
Mi avvicino alle porte e cerco i seguenti indizi: musica rock (sono tutti ragazzi), rumore di piatti (mi aspettano per cena), nessun nome sul campanello (in affitto). Salgo dubbioso fino al terzo piano, auscultando ogni porta. Al terzo piano c'è nè una che soddisfa tutti i requisiti: suono.
Salta fuori che sono due tipi di mezza età che si stanno facendo una cenetta romantica al lume di candela con... con i Prozac+ di sottofondo?
Mi guardano come io guarderei un venditore olandese di diamanti grezzi che suona alla mia porta mentre sto facendo colazione.
Vittorio: "Stavo cercando l'appartamento di un gruppo di ragazzi, solo universitari"
Tipo "Quarto piano, porta a sinistra"
Ok, era talmente sicuro che non può essere una bugia. Quarto, quarto, me lo ricordavo più in basso. Ma forse l'ultima volta ho preso l'ascensore? Suono.
Esce una vecchietta. Mi fa un sorriso raggiante, è contentissima di vedermi. Per un attimo sono convinto stia per dire qualcosa come "Margherita giusto?". Ma invece sorride in silenzio. Cazzo. Conosco quel tipo di sorriso. E' quello delle persone talmente sole che sono contente anche se arriva un truffatore o un venditore di diamanti grezzi keyniota.
Vittorio: "Ehm... buonasera, cercavo un gruppo di ragazzi"
Vecchietta: "Agualanba satulla ettola"
Vittorio: "Ma vedo che non sono qua... scusi per averla disturbata"
Faccio un passo indietro e lei ne fa uno avanti
Vecchietta: "Allorera chiedere mia nipote che potti sta a Garbatella"
Giuro, parla così. E' come se le parole sensate dovessero litigare con il resto del corpo e della mente per uscire.
Niente paura, conosco la situazione. Alla fine, è uguale per tutti gli anziani.
Sorrido anch'io, la ringranzio, e mi volto. La sento che mi insegue ancora per qualche passo.
Faccio la rampa più veloce che posso senza alzare gli occhi.
Sicuro il tipo mi ha fregato. Decido di ricominciare ad auscultare dal secondo piano. Mi sono appena approcciato alla porta a destra quando quella si apre bruscamente. Tolgo subito l'orecchio dalla porta, ma in evidente ritardo. Contrariamente a quanto mi aspettavo, mi trovo davanti un 40enne con un cane, che non fa una piega. Mi guarda, ascolta e poi fa: "Primo piano. Lì sicuro, se ce ne sono altri non so"
Primo piano, due porte. Una con il campanello, una con il campanello rotto. Suono il campanello funzionante. Mi apre una ragazza. Sì? No, l'altra porta. Ringranzio, ma prima di bussare noto che non esce musica, non ci sono rumori di piatti, e c'è anche il cognome sul campanello, anche se il resto del pulsante è divelto.
E, giuro, mi sono già scordato che cognome era.
Technorati tags: diario



